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Il significato letterale della parola Dojo è “luogo dove si segue la via”. Il termine è comune a tutte le arti marziali giapponesi. Ad esempio il luogo dove si pratica il kendo si chiama kendojo e il luogo dove si pratica il judo è chiamato judojo. Allo stesso modo il luogo dove si pratica il Kyudo si chiama kyudojo.

In Giappone, tutti i dojo dove viene praticato il Kyudo hanno all’incirca la stessa struttura: un ingresso e un’uscita chiusi da porte scorrevoli, una zona di tiro con soffitto molto alto e pavimento in legno,  una grande parete con ante scorrevoli che viene aperta durante la pratica e una zona dove vengono posti i bersagli distanti 28 metri,  divisa dalla parte centrale del dojo da un prato scoperto.

Sia in Giappone che all’estero, in occasione ad esempio di seminari o competizioni con un gran numero di partecipanti o per motivi di praticità, il Kyudo viene praticato anche in strutture non espressamente ad esso dedicate come ad esempio palestre. In ogni caso qualunque sia il tipo di struttura utilizzata, nel momento in cui vi si pratica il Kyudo questo è un kyudojo e in esso è opportuna l’osservanza delle stesse regole.

In  ogni dojo la prima preoccupazione dovrebbe sempre essere la rigorosa osservanza delle regole di sicurezza. Sebbene nel Kyudo gli incidenti siano estremamente rari, è bene sempre ricordare che l’arco è pur sempre un’arma e come tale va maneggiato. Occorre quindi osservare scrupolosamente le indicazioni di sicurezza che vengono fornite da chi supervisiona la pratica.

Entrando in un dojo occorre lasciarsi alle spalle tutti i problemi della quotidianità, praticare con uno spirito puro e impegnarsi sempre al massimo per conseguire miglioramenti nella propria arte. Occorre inoltre conformarsi alle regole del dojo e avere un atteggiamento rispettoso verso il luogo e gli altri kyudoka. Ogni regola, che a un profano può sembrare un inutile formalismo, ha invece una sua ben precisa origine e ragion d’essere.